Shadow of the Tomb Raider: la recensione senza spoiler

Fin dal suo annuncio nei mesi scorsi, Shadow of the Tomb Raider ha catalizzato l’attenzione del pubblico curioso di sapere come sarebbero proseguite le avventure della giovane Lara Croft, dopo averne conosciuto le origini in Tomb Raider (il reboot del 2013) e in Rise of the Tomb Raider. In una generazione dominata da remake e remaster di grandi classici,  i ragazzi di Crystal Dynamics, Eidos Montreal e Square Enix sono riusciti a rivitalizzare il brand di Tomb Raider, che prima del suo reboot aveva visto sicuramente più bassi che alti.

Shadow of the Tomb Raider è il terzo capitolo della serie reboot ed ha il compito di mostrarci la trasformazione finale di Lara Croft, dalle vesti di inesperta archeologa all’icona del mondo dei videogiochi che tutti conosciamo. Sarà riuscito nell’impresa? Scopriamolo insieme analizzando gli aspetti chiave del videogioco (ovviamente senza spoiler).

shadow of the tomb raider

UN PO’ DI STORIA

Nel reboot uscito ormai 5 anni fa, abbiamo avuto il piacere di vedere  una giovane Lara Croft impegnata nelle ricerche del reame dello Yamatai, luogo leggendario governato dalla mitologica regina Himiko. Durante il viaggio per mare, però, la nave viene investita da una violenta tempesta che costringe la nostra eroina al naufragio sull’isola oggetto delle sue ricerche, dove imparerà nel corso dell’avventura cosa significa veramente la parola “sopravvivere”. In Rise of the Tomb Raider, invece, abbiamo visto una Lara leggermente più matura, lanciata in una campagna in giro per il mondo volta a restituire prestigio al nome di suo padre, Richard Croft, bollato come folle e visionario, morto suicida a causa delle sue ricerche ossessive.

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Ed eccoci giunti al terzo capitolo della trilogia, Shadow of the Tomb Raider, che riparte dalla fine del precedente capitolo e si prefigge l’obiettivo di dare una degna conclusione alla trilogia, portando miss Croft da essere un’archeologa vittima di un naufragio a diventare cacciatrice di manufatti leggendari, stoica, caparbia e implacabile. La trama di questo terzo capitolo di questa saga reboot riesce benissimo in questo. L’evoluzione morale, oltre che fisica, della protagonista restituisce la sensazione di aver davvero visto Lara crescere nel corso di questi tre episodi.

In shadow of the Tomb Raider la nostra eroina si trova in sud-America, alla ricerca di un artefatto leggendario menzionato nel diario di suo padre: lo scrigno d’argento. Ben presto, però, Lara scopre che lo stesso oggetto è nelle mire della Trinità, organizzazione paramilitare già vista nei precedenti capitoli che, in questo caso, è convinta che lo scrigno possa aiutarli a riplasmare il mondo. La nostra protagonista s’impossessa della chiave per aprire lo scrigno, gesto che scatenerebbe a sua insaputa una serie di cataclismi su scala mondiale (praticamente l’Apocalisse Maya). Toccherà a lei trovare l’artefatto prima della Trinità in modo da scongiurare la fine del mondo in una corsa contro il tempo che ci terrà col fiato sospeso fino alle ultime battute.

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L’intreccio narrativo di questo capitolo è molto lineare, ma comunque piacevole ed emozionante. La vera forza narrativa di Shadow of the Tomb Raider sta nell’approfondimento dell’iconico personaggio di Lara Croft. Fin dai primi minuti di gioco troviamo una donna caparbia, conscia delle sue capacità e nel destino che la attende, molto più simile a quanto visto nei capitoli originali rispetto alla ragazzina impaurita che avevamo conosciuto nel primo capitolo di questa saga. Non è ovviamente “la macchina da guerra” vista in Tomb Raider: Legend, ma una cacciatrice esperta disposta ad affrontare coraggiosamente anche l’Apocalisse per seguire le proprie convinzioni.

Anche i personaggi secondari come l’amico fraterno Jonah, conosciuto nei precedenti capitoli, sono delineati in modo godibile e convincente ed inseriti nella trama senza renderli invadenti o superflui. Purtroppo non posso dire lo stesso per gli antagonisti, la Trinità, esageratamente stereotipati e mossi da obiettivi poco chiari per tutta l’avventura. In breve, la trama è sufficientemente coinvolgente da spingerti a continuare fino ai titoli di coda, ma mi sarebbe piaciuto, giunti al terzo capitolo, un maggior approfondimento della storia degli antagonisti, che raramente danno l’impressione di essere una vera minaccia per la nostra eroina.

DUE PAROLE SUL GAMEPLAY

Fin dal primo gioco della serie, la saga di Tomb Raider si basa su tre elementi chiave:  l’esplorazione, gli enigmi e il combattimento, tre pilastri sui quali poggia l’intera struttura del gameplay. Ovviamente Shadow of the Tomb Raider non fa eccezione. Riprende l’impostazione vista nei titoli precedenti, quel fantastico mix di arrampicata, esplorazione e raccolta di oggetti utili, scontri a fuoco ed enigmi ambientali. Ma c’è anche una novità: sono state introdotte alcune meccaniche per essere ancora più furtivi, isolare i nemici ed eliminarli silenziosamente. La prima di queste aggiunte sono le pozze di fango che possono essere utilizzare per ricoprirsi di melma e mimetizzarsi con l’ambiente circostante. La seconda, invece, sono i muri ricoperti di piante rampicanti che potremo sfruttare per nasconderci in attesa del momento adatto per sferrare un colpo letale su un nemico.

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La modalità istinto, attivabile con la pressione di un tasto, evidenzia i punti di interesse nell’ambiente, fornendo al giocatore un vantaggio tattico ed evidenziando i nemici isolati. Più avanti nel gioco si ottiene anche la possibilità di arrampicarci sugli alberi ed adoperare l’arco per appendere i malcapitati e mandare nel panico gli altri avversari (meccanica che ricorda molto Batman: Arkham di RockSteady).

Come nei precedenti capitoli abbiamo il solito skill-tree accessibile tramite i falò sparsi nel mondo di gioco, diviso in tre categorie: EsploratriceGuerriera e Saccheggiatrice. Le abilità della categoria Esploratrice potenziano i sensi di Lara permettendoci di vedere gli oggetti importanti, scovare gli animali nella foresta e trovare i collezionabili sparsi nella mappa. Questi ultimi sono di varia natura ed hanno il compito di approfondire le vicende che fanno da sfondo al gioco e la cultura delle popolazioni che lo abitano. Le skill del ramo Guerriera, invece, migliorano le abilità di combattimento di Lara permettendole di abbattere silenziosamente più nemici in rapida successione, di scoccare due frecce contemporaneamente con l’arco o di potenziare le armi a nostra disposizione.

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L’arsenale di Shadow of the Tomb Raider è più o meno lo stesso visto nei capitoli precedenti e comprende fucili a pompa, pistole e mitragliatrici, oltre che l’immancabile arco. Tutte le armi sono disponibili in varie versioni ed è possibile migliorarne i danni, il rateo di fuoco e la portata sempre presso i falò spendendo le risorse reperibili sul campo. Le abilità del ramo Saccheggiatrice, infine, rendono Lara più difficile da individuare, oltre che permetterle di craftare più oggetti con un quantitativo inferiore di risorse. Sempre presso i falò, infine, sarà possibile equipaggiare diversi completi per la nostra protagonista che varieranno alcune caratteristiche come la sua silenziosità e i danni inflitti.

Il crafting resta un elemento molto importante in Shadow of the Tomb Raider, esattamente come lo era nei suoi predecessori. Le ambientazioni sono letteralmente disseminate di risorse da raccogliere per creare frecce, medicazioni, diversivi e tanto altro. È anche possibile andare a caccia di animali nelle zone boschive per raccogliere pelli utili alla fabbricazione di borse e fondine per poter trasportare un numero maggiore di munizioni e strumenti più efficienti.

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UN MONDO “VIVO” E PULSANTE

 Il bioma predominante è ovviamente quello della giungla con tutte le sue insidie, animali selvatici e trappole piazzate da antiche tribù. Il tutto è realizzato in maniera credibile e rende bene l’idea di quanto possa essere pericoloso affrontare la natura. L’ambiente è vivo, pulsante, abitato da una mole importante di creature differenti, non tutte esattamente amichevoli, un elemento che contribuisce a creare un senso di immersione assolutamente piacevole.  inoltre, sono presenti una serie di città abitate che fungono da snodo in cui potremo spendere del tempo a dialogare con numerosi NPC che ci forniranno informazioni utili ad ampliare il background della storia, approfondiranno la nostra conoscenza degli usi e dei costumi dei luoghi che visiteremo e ci assegneranno, di tanto in tanto, brevi missioni secondarie opzionali che ci ricompenseranno con materiali e oggetti esclusivi.

fuori delle città, invece, saremo immersi nella natura più selvaggia dove ambienti di medie dimensioni liberamente esplorabili e tombe opzionali nascoste la fanno da padrone. Queste ultime sono dei veri e propri percorsi ad ostacoli che, una volta portati a termine, ci forniranno oggetti e completi esclusivi, aumentando parecchio la longevità del titolo.

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IL COMPARTO GRAFICO

Dal punto di vista tecnico c’è poco da dire. Il titolo è uno spettacolo per gli occhi, a partire dal modello poligonale di Lara Croft. I capelli della protagonista, da sempre uno degli elementi più difficili da rendere in un videogioco, risultano finalmente molto più realistici  e ben animati rispetto ai titoli precedenti. Le sue animazioni sono ben curate e, addirittura, si sporca in relazione alle varie cadute, arrampicate e corse nella foresta. Discorso analogo per le espressioni facciali che rendono Lara più “viva” e credibile che mai.

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il design dei livelli è talmente curato nei dettagli da spingerti a perdere più tempo ad ammirare l’ambiente circostante, piuttosto che ad esplorarlo. Il doppiaggio in italiano, infine, è accettabile, sempre adeguato al tipo di situazioni che si stanno avvicendando a schermo. Una menzione speciale va fatta per la regia, sempre molto ispirata, cinematografica e spettacolare, soprattutto nella seconda parte dell’avventura e nel finale mozzafiato.

È Presente anche una modalità Foto molto simile a quella vista in Spiderman per PS4, che permette di scattare arbitrariamente delle foto durante il nostro gameplay congelando l’azione, muovendo liberamente la telecamera in giro e aggiungendo filtri ed effetti grafici. La longevità si aggira sulle 10-12 ore per completare la sola storia principale ma potrebbe arrivare anche al triplo (se non al quadruplo) se si decide di affrontare tutte le tombe e di raccogliere tutti i collezionabili.

CONCLUSIONI

Shadow of the Tomb Raider rappresenta una degna conclusione per questa trilogia,  caratterizzata dal fatto di essere uno dei migliori reboot degli ultimi anni. L’avventura realizzata dai ragazzi di Eidos Montreal in collaborazione con Crystal Dynamics e pubblicata da Square Enix è una piacevole incursione in un mondo selvaggio, interessante e ricco di dettagli che ricorderemo per sempre. l’unica pecca è una generale mancanza di coraggio nell’aggiungere elementi totalmente nuovi al gameplay e una caratterizzazione tutto sommato approssimativa degli antagonisti.

Shadow of the Tomb Raider chiude la trilogia di reboot dedicata a Lara Croft in modo più che positivo, lasciandoci con la voglia di rivedere Lara nuovamente in azione.

PRO

  • Graficamente eccezionale
  • Gameplay ben collaudato
  • Sonoro coinvolgente e doppiaggio di ottima qualità
  • Longevo e con molte attività secondarie

CONTRO

  • pochissime novità
  • Antagonista eccessivamente stereotipato
  • Trama piuttosto lineare
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