Dungeons & Dragons: tra draghi, dungeon e inclusività

Dungeons & Dragons per l'inclusività

Nella storia di Dungeons & Dragons, il gioco di ruolo al momento più diffuso al mondo, la rappresentazione dei personaggi è sempre stato un problema noto per la community. I veterani lo sanno bene: per molti anni, anzi moltissimi anni, la Wizards of the Coast, la casa produttrice di D&D, ha sempre mantenuto una certa ideologia di base, come il fatto che intere razze fossero per principio malvagie o mostruose, come ad esempio i Drow nell’ambientazione dei Reami Dimenticati.

Negli ultimi mesi però qualcosa è cambiato, la Wizards of the Coast ha aperto finalmente gli occhi e ha deciso di cambiare rotta e rendere Dungeons & Dragons un gioco di ruolo più inclusivo. Alcuni esempi di questo cambiamento potete trovarli nel manuale Explorer’s Guide to Wildemount, dove sono stati introdotti dei personaggi caratterizzati da identità di genere non binarie e orientamenti sessuali non etero.

Oppure nel manuale Tasha’s Cauldron of Everything, in arrivo a metà novembre e che stravolgerà tutti gli stereotipi razziali finora conosciuti grazie all’introduzione di nuove regole per la personalizzazione di razze e classi (di questo però ne riparleremo non appena il manuale sarà disponibile).

Community e inclusività

Un’interessante svolta ce la offre anche il magico mondo dell’homebrew, ovvero dei contenuti creati dalla community. Una temeraria giocatrice, la signorina Sara Thompson, affetta da una malattia che la costringe a restare su una sedia a rotelle, ha infatti realizzato una guida (scaricabile a questo link) che introduce sedie a rotelle da combattimento per personaggi disabili.

La sua Combat Wheelchair ha avuto un inaspettato successo a tal punto che Sara è stata sommersa di messaggi di ringraziamento da centinaia di giocatori di Dungeons & Dragons e il team di D&D Beyond gli ha dedicato un’intervista.

Il successo della guida di Sara ha persino spinto l’azienda Strata Miniatures a realizzare una serie di miniature ispirate al concept della sua Combat Wheelchair. Inizialmente la serie comprendeva una guerriera umana, una maga mezzelfa e un bardo umano, disponibili in versione sia maschile che femminile. Ma come era prevedibile, la serie si è allargata anche alle restanti classi di Dungeons & Dragons.

miniature dungeons & dragons per l'inclusività

Non mancano le polemiche…

L’idea di poter giocare personaggi in carrozzella da combattimento, oltre ad aver entusiasmato migliaia di giocatori disabili e non, ha suscitato nei vari forum e gruppi facebook anche delle polemiche da chi ci vede un inutile esempio di “politically correct”. C’è chi ha addirittura osato parlare di soluzione poco realistica (in un mondo, ricordiamolo, permeato dalla magia). Ma Sara Thompson ha risposto così a chi ritiene superfluo dare la possibilità di interpretare avventurieri disabili:

“Sapevo che una volta là fuori, [la guida] avrebbe attrattole ire degli abilisti. Non gli piace essere chiamati così, ma è ciò che sono. Sì, certo, si nascondono dietro una preoccupazione per le meccaniche di gioco, e improvvisamente si è iniziato a discutere della larghezza delle porte, che in D&D è sempre stata di un metro e mezzo, quando quella di una carrozzina non supera i settanta centimetri. È buffo come ora tutti si interessino alla dimensione delle porte, quando per cinquant’anni a nessuno è mai importato niente. Insomma, le reazioni sono state davvero incredibili, nel bene e nel male.”

Dunque siete pronti ad implementare le sedie a rotelle da combattimento al vostro tavolo di gioco?

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