#PILLOLEPSICOLOGICHE: Anton Ego e la memoria involontaria

Quello della memoria è uno dei temi più studiati dalla psicologia e dalle neuroscienze, esistono oggi infatti diverse teorie sul suo funzionamento ma nonostante si siano fatti grandi passi avanti, rimane intorno ad esso un certo alone di mistero.

In un nostro precedente articolo (qui) abbiamo già affrontato il tema della memoria, analizzando una delle più conosciute tecniche di memorizzazione, la tecnica dei loci utilizzata anche da Sherlock Holmes. In questo articolo, affrontiamo un altro tema legato alla memoria, quello della memoria involontaria di cui un episodio del celebre film Disney Ratatouille fornisce un buon esempio.

MARCEL PROUST E LE MADELEINE

Una distinzione sicuramente conosciuta è quella tra memoria a breve termine e memoria a lungo termine, nel primo caso si intende la capacità di richiamare informazione assunte nel giro di pochi secondi mentre nel secondo caso ci si riferisce alla capacità di trattenere informazioni per un tempo superiore a pochi secondi. A questa distinzione se ne sovrappone parzialmente un’altra, introdotta dalla psicologia sperimentale per dar conto di tutte quelle situazioni in cui si è influenzati da un’esperienza passata senza essere consapevoli di ricordare, si tratta della distinzione tra memoria implicita e memoria esplicita, ovvero di memoria di cui si è coscienti e memoria di cui invece non si è consapevoli. In questo campo rientra il concetto di memoria involontaria elaborato dallo scrittore francese Marcel Proust, considerato da molti come il precursore della neuroscienza. Proust introduce la memoria involontaria nel suo libro la Ricerca del tempo perduto, un testo dal titolo di per sé esplicativo che fa riferimento a qualcosa che è stato vissuto, che fa parte del passato, che in qualche modo è andato perduto e che un odore, un sapore, una sensazione sono in grado di far riaffiorare alla mente in modo inconscio. Lo scrittore introduce il concetto attraverso la descrizione del celebre episodio delle Madeleine, dove un stimolo sensoriale, in questo caso gustativo dato dal sapore di un biscotto inzuppato nel tè, fa emergere improvvisamente un intero scenario di ricordi, in maniera fortemente affettiva e con un’immediata associazione a immagini e luoghi.

ANTON EGO E LA RATATOUILLE

E’ esattamente quello che accade all’ intransigente critico culinario Anton Ego, quando, nell’ottavo lungometraggio animato della Pixar Ratatouille,  giunto nel ristorante del defunto Chef Gusteau, gestito dal figlio Alfredo Linguini (chi ha visto il film sa bene tutte le dinamiche) gli viene servito un piatto di Ratatouille, una pietanza tradizionale a base di verdura stufata. Basta una forchettata e il critico viene trasportato indietro nel tempo e nello spazio, a quando da bambino, nella loro piccola cucina, la mamma gli preparava la Ratatouille per tirarlo su di morale. Un ricordo intenso che dura pochi secondi ma che porta con sé un’insieme di emozioni e sensazioni diverse: nostalgia, familiarità, semplicità, felicità, amore.

Qui il link alla scena:

La scena del film è un buon esempio di memoria involontaria e sembra ricalcare perfettamente l’episodio descritto da Proust a proposito delle Madeleine, dolci e soffici biscotti a forma di conchiglia. Tra l’altro l’ambientazione è la stessa perché sia nel caso dei biscotti che della verdura stufata, si tratta sempre di pietanze tradizionali della Francia.

LA CRITICA AL CONCETTO

madeleine memoria

Sebbene verosimile, l’episodio di Marcel Proust alla luce di più recenti ricerche è stato criticato in quanto non sarebbe un buon esempio di memoria implicita. In particolare Emily Triscianko, ricercatrice del St John’s College di Oxford, riconosce nell’episodio dello scrittore francese una certa verosimiglianza: le memorie involontarie sono tipiche di eventi vissuti ripetutamente e possono essere scatenate da uno stimolo sensoriale in momenti di stanchezza e bassa concentrazione. Tutte condizioni che si verificano nell’episodio delle Madeleine ma evidenza due “errori” nella teoria di Proust.

POTERE EVOCATIVO E IMMEDIATEZZA

Il primo riguarda il fatto che lo scrittore, tra tutti gli stimoli sensoriali, sostiene che quelli gustativi, ma soprattutto quelli olfattivi, hanno un potere evocativo più forte degli altri. “Nulla sveglia un ricordo quanto un profumo” scriveva Victor Hugo. In effetti, recenti ricerche neuro-scientifiche hanno dimostrato che olfatto e gusto non vengono elaborati dal talamo ma direttamente dall’amigdala, perciò sarebbero sì più suggestivi ma non così dettagliati come intendeva Proust.

Il secondo invece riguarda il recupero del ricordo che è immediato e inconsapevole mentre nella descrizione del suo episodio Proust sembra impiegare diversi secondi, se non minuti, a decifrare i ricordi.

L’episodio della Ratatouille sembra rispettare  tutte le condizioni della memoria involontaria:  il recupero del ricordo è immediato e non dura più di qualche secondo; non è troppo dettagliato, infatti ci sono pochi dettagli nel flashback che consentono di ricostruire ipoteticamente la scena (la bicicletta rovesciata a terra, le ginocchia sbucciate di Ego bambino e la sua espressione triste); e inoltre Ego è concentrato sul suo lavoro di critica e non nel ricordare, infatti la rievocazione improvvisa lo coglie di sorpresa a tal punto che gli cade la penna dalla mano.

IL TEMA DEL RIMOSSO

Quello della memoria involontaria si collega al tema psicoanalitico del rimosso, scarsamente problematizzato dalla psicologia sperimentale. Esso riguarda ricordi che non emergono alla coscienza in virtù di un blocco dovuto al loro carattere doloroso o proibito, ma che sono comunque presenti nella psiche e influenzano il comportamento. La psicoanalisi infatti si concentra non tanto sulle modalità di acquisizione della memoria quanto sulle modalità che consentono o impediscono l’accesso ad essa o lo consentono in forme distorte, oppure producono “fantasie”, cioè ricordi di eventi non realmente accaduti.

flashback memoria

Nell’episodio del film Disney possiamo solo desumere che il ricordo rievocato dalla Ratatouille fosse stato rimosso da Ego, probabilmente perché legato alla madre defunta, e sia stato riportato a galla involontariamente con tutte le sue connotazioni affettive.

CONCLUSIONI

Marcel Proust ha scritto il suo libro un secolo fa e di certo non poteva sapere quale sarebbero stati gli sviluppi della moderna scienza, tuttavia ha il merito di aver tracciato, seppur in forma letteraria, un percorso di studi. Inoltre l’episodio da lui descritto è interessante perché, nonostante non sia scientificamente del tutto provato, risulta credibile agli occhi del lettore. Non sappiamo se gli Storyboarder della Pixar si sono ispirati a Proust per la scena del lungometraggio ma certamente è di forte impatto. Tutti noi inconsciamente e involontariamente , almeno una volta, grazie ad un profumo, un sapore o un suono, abbiamo provato la sensazione di venir sopraffatti dalle emozioni e trasportati indietro nel passato.

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